Qui c’è il grosso jpg che un lettore mi ha gentilmente inviato di un severo commento a Playlist pubblicato su una cosa che si chiama Music Biz, che non conoscevo. Poiché qualcuno mi ha anche parlato di un ancor più severo intervento su un bollettino SIAE che credo si riferisca allo stesso ambito, incollo qui la mia inequivoca posizione che conclude l’introduzione del libro. Chi vuole capirla, bene: chi sostiene che sia altro da quello che è (come il signore di Music Biz), avrà le sue ragioni per fraintendere. Solo una cosa aggiungo, cercando di sfuggire alla sua prosa tonante se ci riesco: il libro non è stato un flop, alla fine. Mi dispiace.
Nota:
Non ho fatto distinzioni esatte, in questi pensieri, tra lo scaricare musica pagandola o gratuitamente e in modo illegale. Non mi sfugge naturalmente la differenza penale tra l’una e l’altra cosa. Al tempo stesso non si può non riconoscere ai software p2p e alla partecipazione di milioni di persone il merito di aver reso accessibile e nota un’enorme quantità e qualità di musica altrimenti irraggiungibile, e di aver mostrato la via a strutture più lente nel capire i tempi. Il giusto riconoscimento (ho detto giusto) all’autore (ho detto all’autore) di ciò che ha fatto e si merita deve trovare una mediazione con il piacere di ascoltare una cosa così intangibile come la musica. Questa mediazione può essere senz’altro la vendita di musica online come avviene su IMS: ma gli utenti non dovrebbero essere costretti a scambiare illegalmente canzoni che non si trovano ancora in vendita, e la funzione di preascolto delle canzoni dovrebbe offrire qualcosa di più degli attuali trenta secondi spesso del tutto insignificanti.
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